Ma questo debito a chi lo do?
La Banca centrale europea ha posto alla base dell’Unione bancaria una verifica accurata dei bilanci delle banche europee con l’intento di garantire stress test impeccabili attraverso criteri più rigorosi di quelli finora adottati. All’interno della Bce si è però aperto un dibattito spinoso quando un membro del comitato esecutivo Peter Praet, interpellato dal Financial Times, ha avanzato l’ipotesi d’imporre l’accantonamento di speciali “fondi rischi” alle banche in base alla “rischiosità” dei titoli di stato in portafoglio.
15 AGO 20

La Banca centrale europea ha posto alla base dell’Unione bancaria una verifica accurata dei bilanci delle banche europee con l’intento di garantire stress test impeccabili attraverso criteri più rigorosi di quelli finora adottati. All’interno della Bce si è però aperto un dibattito spinoso quando un membro del comitato esecutivo Peter Praet, interpellato dal Financial Times, ha avanzato l’ipotesi d’imporre l’accantonamento di speciali “fondi rischi” alle banche in base alla “rischiosità” dei titoli di stato in portafoglio. Il presidente Mario Draghi ha risposto che non c’è bisogno di trattamenti particolari: ogni tipo di impieghi sarà valutato per la sua qualità. Il problema non riguarda solo le banche spagnole e italiane, che hanno molti titoli del debito nazionale (quelle italiane ne hanno per 425 miliardi di euro), ma anche quelle nordeuropee, le quali soffrono di un rapporto sbilanciato fra patrimonio e prestiti. Certo non ci saranno discriminazioni, ma la severità della “quality review” della Bce potrebbe comportare che i possessi di volumi elevati di titoli italiani siano percepiti come più rischiosi che ora. Quindi le banche non potranno continuare a tenere troppi titoli per fare trading scommettendo su un aumento del loro valore: sarebbe rischioso. Né potranno continuare a investire massicciamente nel nostro debito (che a ottobre ha aggiornato il record a 2.085 miliardi), il cui elevato rendimento ha peraltro contribuito al miglioramento dei loro bilanci (stando a stime Thompson Reuters di ieri, se nel 2011 una banca ha comprato 100 milioni di bond italiani a scadenza triennale ha guadagnato 4,5 milioni a fronte di un costo irrisorio grazie ai prestiti agevolati della Bce). Dunque se si va verso una riduzione di titoli in pancia alle banche, che difficilmente riusciranno a eguagliare la mole di acquisti degli ultimi anni, come verrà collocato il debito futuro? Il Tesoro dovrà quantomeno ricalibrare la sua politica, magari riducendo la quota di domanda che s’attende dalle banche e accrescendo quella di altri investitori, italiani ed esteri, delle famiglie e dei fondi di risparmio. Ciò comporta uno studio approfondito, e con una certa solerzia, degli appetiti di questi bacini di mercato per ridisegnare alcune prossime offerte obbligazionarie.